Nautilus

 

Ispirato al romanzo di Andy Weir “The Martian”

contiene dodici brani di musica Ambient-Sinfonica.


La mia personale colonna sonora

per questa bellissima avventura sul pianeta Marte


Perché “Nautilus”?

Il noto cefalopodo  raffigurato in copertina, forse un po’ lento ma tenace, rappresenta il viaggio, la ricerca costante di traguardi ed obiettivi  sempre nuovi e mi è sembrato una bella metafora per rappresentare il “viaggio della vita”.


Come è nato questo progetto?

Poco più di due anni fa ho letto il libro di fantascienza “The Martian” scritto da Andy Weir. In quelle pagine ho rivisto il miglior Asimov che, con la sua “hard science-fiction”, tanto mi aveva allietato nella giovinezza.

Dopo aver letto poche righe, ho capito di essere entrato in “modalità creativa”, vista la quantità di idee che mi sono venute in mente!

Tornando ad Isaac Asimov, da molto tempo coltivavo l’idea di realizzare qualcosa che lo riguardasse, ma probabilmente il fatto che ormai non lo leggessi più (perché avevo già divorato tutto ciò che aveva scritto) non “innescava la miccia” e non riuscivo mai a cominciare…

Andy Weir con il suo romanzo mi dato la giusta carica!

In quel periodo, avevo appena terminato “In The Peony Garden” ed avevo acquistato nuovi strumenti virtuali: mente libera e nuovi suoni; le condizioni, insomma, erano ottimali.

Ho avuto subito l’idea di creare una sorta di colonna sonora al libro; ecco il perché di alcuni titoli insoliti per un CD: richiamano luoghi, capitoli e diversi elementi-chiave del romanzo.

Chi ha letto “The Martian” facilmente comprenderà “Nautilus” e troverà in ogni brano tanti particolari legati alla storia.

Ultima nota: sono riuscito a contattare Andy Weir e a spedirglli il mio lavoro.
Il cerchio si è chiuso: gli sarò sempre grato per avermi ispirato.


Ma ora veniamo ai singoli brani...


Traccia 1: When It All Began

Non è il brano che ho composto per primo, perché ho iniziato a lavorare sulle parti emotivamente più intense della storia e solo dopo mi sono accorto che un’introduzione era necessaria.

L’atmosfera iniziale è di attesa per il lancio della missione “Ares 3” e sono presenti suoni elettronici, una voce femminile, e l’orchestra (con ostinati dei violoncelli alternati alla sequenza elettronica che si sposta sui canali destro e sinistro). La voce femminile, che ritorna anche in altri brani dell’album, rappresenta il richiamo un po’ nostalgico del pianeta Terra.

La presenza costante della chitarra elettrica, con poche note “effettate”, vuole invece rappresentare la tecnologia in generale e la modernità.

A 1’38’’ il pianoforte introduce il tema principale del brano “Hermes” che tornerà anche in altre tracce.

Dopo la breve linea melodica di chitarra, compare a sorpresa un “fill” di batteria per dare un sapore un po’ più aggressivo all’impianto del brano.

A 2’52’’ comincia la sfida dell’uomo che si misurerà con lo spazio aperto ed ostile e poi con il pianeta Marte.

Il conto alla rovescia della sequenza di lancio è rappresentato solamente dalla voce che scandisce il numero 10 e 5 a distanza temporale corretta (verificate con l’orologio!). Per rappresentare il momento della partenza di Ares 3, ho utilizzato la registrazione reale del decollo di un caccia F-15 dalla “Nellis Air Force Base” in Nevada.

Il ritmo si fa poi più incalzante con l’ingresso della batteria e la parte orchestrale diviene ritmicamente sostenuta.

La chitarra conclude il tema melodico; il pianoforte accenna nuovamente al tema di “Hermes”: Mark è già a centinaia di chilometri da noi.


Traccia 2: Sol 6: Alone

In questo brano, il ritmo cadenzato degli archi, insieme agli gli ottoni e alle percussioni descrivono la situazione drammatica che sta vivendo Mark. Si sente chiaramente la frequenza del battito cardiaco del protagonista che è ai limiti della sopravvivenza, ma che presto diventa quasi normale, ad indicare che l’astronauta è salvo.  Naturalmente è la registrazione di un battito reale.

Alone è la traccia più breve dell’Album ed è stata una delle poche ad apparirmi subito ben chiara nella sua interezza, sia come linea melodica che nell’uso degli strumenti, probabilmente perché l’evento che descrive è molto coinvolgente.


Traccia 3: The HAB

E’ questo il primo brano che ho composto ed è stato anche quello che ha richiesto più tempo: tutto il progetto è partito proprio da qui

era inoltre necessario ricercare i suoni più adatti e “taggarli” per usi futuri.

Spesso, quindi, il lavoro compositivo era interrotto da lunghi periodi di scelta e catalogazione dei suoni.

E’ comunque uno dei miei brani preferiti e l’atmosfera che ho tentato di ricreare vuole descrivere l’HAB.

Chi ha letto o ha visto il film sa bene di cosa parlo, si tratta della “casa” marziana di Mark, un modulo abitativo in cui trascorrerà gran parte del suo tempo.

Ho usato dei flauti modificati sia nell’introduzione che per la parte principale, perché mi sono sembrati perfetti per descrivere il “calore” del luogo in cui Mark si ritrova.

La linea melodica ha una sfumatura triste, ma non c’è rassegnazione…

Al minuto 1’37’’, il violoncello introduce una sezione più malinconica: il ricordo e la consapevolezza che riuscire a tornare sarà pressoché impossibile rendono le giornate davvero difficili. La voce femminile rappresenta il richiamo del nostro pianeta. A 2’57’’ il pianoforte ridà speranza accennando il tema melodico principale, che poi riprenderà a 3’28’’. Il passaggio alla traccia successiva avviene impercettibilmente, grazie alle note sospese del pianoforte.

Soprattutto nei primi 30 secondi del brano si può udire il respiro del protagonista ad indicare la fatica dell’astronauta per raggiungere il suo rifugio.


Traccia 4: Acidalia Planitia

Acidalia Planitia  è una regione della superficie di Marte, quella in cui è situato l’HAB.

Questo è un brano tipicamente Ambient; i suoni sono reverberati per dare l’idea degli spazi immensi del Pianeta Rosso.

A  1’53’’ entra un synth con una sorta di breve “improvvisazione”; la traccia presenta alcune modulazioni e scorre tranquilla descrivendo Acidalia come una piccola oasi di pace, ma è il preludio di tutto quello che accadrà in seguito. 

La scala ascendente a partire da 2’23’’ mi è scaturita in modo immediato.


Traccia 5: Ares Vallis: Pathfinder

Questo brano descrive il momento in cui Mark trova il Pathfinder, sonda che è realmente presente sulla superficie marziana dal 1997, nella regione di Ares Vallis; la sonda è un manufatto terrestre giunto su Marte prima di lui, una traccia di umanità!

Essa gli darà la possibilità di entrare temporaneamente in contatto con la Terra, accendendo in lui una nuova speranza.

Dopo una prima sezione introduttiva in cui è rappresentato l’avvicinamento di Mark al punto in cui si trova il trasmettitore, l’atmosfera si fa più cupa ed il tema struggente da 1’57’’ vuole mostrare il “malinconico stupore” dell’astronauta nell’aver ritrovato la sonda.

Il richiamo della Terra (voce), ora che è possibile comunicare, si fa più forte.

Il segnale Morse da 2’34’’ contiene il classico “SOS”: la tonalità del brano è stata studiata appositamente per farlo “suonare” (al quinto grado rispetto alla tonica) come un vero e proprio strumento.

Il finale del brano è una delle parti dell’Album che più mi coinvolgono ad ogni ascolto.


Traccia 6: Spacecraft Assembly Facility

Questo è un brano più elettronico, carico di energia come il luogo che vuole rappresentare impregnato di conoscenza e di tecnologia. Tutto sembra possibile in questi hangar dove vengono assemblati razzi vettori ed astronavi.

Lo strano “pizzicato” dei violini apre il brano, cui segue la parte di basso
e la sequenza al synth.
Gli ottoni creano un’atmosfera epica e l’alternanza tra essi ed il pianoforte, insieme alla ricca sezione ritmica, vogliono rappresentare la perfezione tecnologica ed il preciso sincronismo proprio di questo luogo.
Il successivo ingresso della chitarra elettrica nella seconda parte del brano rafforza l’ultimo tema.
Il gong finale, tuttavia, lascia una sfumatura di incertezza…



Traccia 7: The Chinese Mission

Nel romanzo si rende necessaria una collaborazione USA-Cina per poter sperare di recuperare Mark; questa idea mi è molto piaciuta.

La prima parte si apre con una sequenza malinconica, poiché le speranze
di realizzare un rendez-vous con l’astronave Hermes sono finite.

La linea melodica trainata dal pianoforte rappresenta tutto lo sforzo creativo dell’uomo per trovare una via d’uscita alternativa.

Da 3’03’’ arriva l’improvvisa soluzione al problema e da 3’39’’ il Taiyang Shen, vettore che viene reso disponibile dai cinesi, si mostra in tutta la sua magnificenza: si può tornare a sperare…
Il pianoforte, inserito negli ultimi secondi del pezzo, scandisce la fine
del “primo tempo” di questa avventura.

Con questo brano si chiude la prima parte dell’Album: da ora in poi tutto
si svolgerà su Marte.

Se avessi stampato l’Album su vinile, questa sarebbe stata la perfetta chiusura del lato A!


Traccia 8: Sol 449: The Final Shutdown

The Final Shutdown è un brano malinconico poiché descrive lo spegnimento definitivo dell’HAB, la casa marziana di Mark che gli ha permesso
di sopravvivere fino ad ora.

La traccia inizia con una parte di pianoforte che viene successivamente rinforzata dall’orchestra: Mark osserva con gratitudine la struttura che l’ha accolto…

Da 1’07’’ il cambio di tempo da 4/4 a 3/4 accompagna il protagonista durante
i preparativi per il lungo viaggio di sola andata verso il MAV.
Da 1’55’’ Mark entra per l’ultima volta nell’HAB e procede al suo spegnimento, descritto dai due passaggi V-I grado, eseguiti dai violoncelli e dal pianoforte
a 2’10’’.
E’ ora di mettersi in viaggio…


Traccia 9: Schiaparelli

Questo brano descrive l’ambiente minaccioso che Mark deve attraversare per raggiungere l’agognata salvezza, ovvero il grande cratere dedicato a Schiaparelli. Per creare uno stato di tensione, l’atmosfera musicale iniziale è caratterizzata da un ostinato di basso con sequenze sincopate di violoncelli.
Il tema epico da 1’21’’ è condotto dagli archi.

La struttura ritmica è incalzante finché, a 2’14’’, il pianoforte richiama nuovamente il tema di “Hermes” su un pedale di basso.

Ritorna poi il tema iniziale, eseguito però con l’orchestra, che si conclude con un finale a sorpresa.


Traccia 10: The MAV

Il MAV è l’ultima disperata possibilità che ha Mark per poter tornare sulla Terra: si tratta di un razzo vettore destinato ad un’altra missione che verrà invece utilizzato per tentare un rendez-vous con l’astronave-madre Hermes.

Da 1’27’’ il lento andamento ritmico accompagna i pesanti passi di Mark che si avvicina al luogo in cui si trova il MAV. Devo dire che è stato molto divertente giocare con gli effetti di “suspense” che l’orchestra era in grado di darmi, in particolare ho utilizzato i cluster di violini e tromboni a 1’43’’.
Da 2’06’’ mettetevi nei panni del nostro eroe ed immaginate di spuntare lentamente da una roccia e cominciare ad intravedere la figura scintillante dell’astronave… è esattamente questo il momento che ho voluto descrivere: il pianoforte suggerisce un’idea che l’orchestra raccoglie, aprendo un nuovo panorama sonoro anche grazie all’utilizzo dell’oboe.
A 2’46’’ il MAV si mostra in tutta la sua bellezza ed imponenza: ancora una volta Mark ce l’ha fatta!


Traccia 11: Hermes

“Hermes” è l’astronave-madre che ha portato Mark ed i suoi compagni su Marte ed è la stessa che li riporterà sulla Terra.

E’ il brano-chiave di tutto l’Album.

La traccia inizia con una sequenza di arpa, cui subentrerà presto il pianoforte.
Il tema principale è introdotto dal flauto traverso a 0’52’’.

Successivamente, il pathos cresce con l’apertura orchestrale a 1’15’’
e con l’intervento dell’oboe.
A 1’35’’, l’orchestra descrive l’avvicinamento di Hermes a Marte,
sino al momento decisivo: l’incontro con Mark, accompagnato dai corni
a 2’06’’.
Il salvataggio è raccontato dal tema epico a partire da 2’15’’, rinforzato dai corni a 2’22’’ e dalle trombe nella seconda ripresa.
Da 2’48’’ c’è un’ulteriore sviluppo, con la presenza del flauto traverso, in cui descrivo l’incontro con i compagni dopo tanto tempo di solitudine. Rimane il corno solista a 3’19’’ a chiudere questo momento davvero emozionante.

Nel CD, inizierà subito la traccia successiva senza la consueta pausa di qualche secondo: ora è Marte ad essere solo.

Mi è piaciuto raccontare in questo modo la solitudine del Pianeta che si sostituisce a quella di Mark.

Sono particolarmente legato a questo brano, perché mi ha molto coinvolto
ed emozionato sin dal primissimo approccio compositivo.



Traccia 12: Until We Meet Again

Chiudiamo con un ultimo sguardo a Marte: solitario, silenzioso, ostile…
eppure l’uomo ci tornerà, in qualche modo, quindi questo è solo un arrivederci.
Su di esso sono presenti oggetti reali (le varie sonde fra cui il Mars Surveyor,
il Pathfinder e la sfortunata Schiaparelli recentemente precipitata) e oggetti
di fantasia (l’HAB, ciò che rimane del MAV, i Rover e… le famose 41 patate).

Al malinconico tema con il pianoforte si aggiunge la voce femminile; il brano
si sviluppa con l’inserimento dei corni a 2’01’’ che creano un’atmosfera
di crescente attesa che si risolve a 2’31’’, quando l’orchestra espone il tema un’unica volta.
Nel finale, un corno in lontananza accompagna lo struggente vocalizzo
che rappresenta il canto della Terra che ha ritrovato Mark e tutto l’equipaggio. Chiude l’Album la voce solitaria come a visualizzare il nostro pianeta in un “campo lungo” cinematografico: lo vediamo allontanarsi, non più orfano
dei suoi astronauti



Una bellissima recensione di “Nautilus” a cura di Gianni Sapia
sulla rivista musicale Mat2020!